L'offensiva dell'1% prosegue. Marciano - come soldatini di piombo - imperialisti vecchi e nuovi, despoti e tagliagola allineati, corpi repressivi, fiduciari (o "tecnici") posti nelle stanze dei bottoni. Le loro mani - intrise del sangue che l'assalto a uomini, popoli e classi subalterne ha sparso al vento - tentano di agguantare definitivamente la rispettiva preda. Così in Siria, in Bahrein, qui da noi. Se mi sono focalizzato su queste tre realtà è esclusivamente per ragioni di spazio: ma avrei potuto citare l'eternamente martoriata Palestina (un altro bimbo vittima del delirio di onnipotenza dei coloni sionisti), la Grecia (antifascisti torturati dagli sgherri di regime per aver osato difendere i migranti dai pogrom di Alba Dorata), la Libia (Al Qaeda - valletta dell'Impero - dilaga ancor più), gli States (Romney avanti nei sondaggi, incombono aggressione all'Iran e conseguente Apocalisse dell'umanità?)...
In Siria. Un rapporto dei servizi tedeschi - apparso sul "Die Welt" - chiarisce, una volta di più, la natura delle forze in campo: dei circa 15 mila "attivisti" anti-Assad il 95% non è siriano. Non è di guerra civile che dobbiamo parlare: si tratta di una destabilizzazione sempre più pericolosa condotta da Occidente e sgherri locali (Arabia Saudita, Qatar, Turchia) nei confronti di uno stato sovrano, reo di resistere alla barbarie imperialista, di sostenere Teheran contro la teoria della guerra infinita, di ospitare a centinaia di migliaia iracheni e palestinesi fuggiti dai genocidi imperiali, di avere un sistema sociale avanzato (di cui laicità, tolleranza religiosa e valorizzazione della donna sono la ciliegina sulla torta), modello per chi - nella regione - cerca di affrancarsi dalla "pax augustea" - terrore, oppressione, morte - imposta dai sicari di Washington. Il conflitto aperto sembra poter divampare da un momento all'altro, con la Turchia neo-ottomana pronta a recitare la parte del leone intento a sbranare una gazzella colpevole solamente di essere tale, quieta, laboriosa, pacifica. Il casus belli lo hanno già creato Impero ed alleati: un mortaio esploso in un villaggio turco ed attribuito al regime siriano. Il complice apparato mediatico si era pure inventato le false scuse del ministro degli esteri di Assad, che d'altro canto ha ribadito di non averle mai pronunciate e che Damasco - con quanto accaduto - non c'entra niente. Chissà come avrebbero fatto d'altronde i miliziani siriani a compiere strage in una zona presidiata oppressivamente da militari turchi, attivisti di Al Qaeda e servizi occidentali? E che interesse avrebbe spinto il governo siriano, col fiato neo-coloniale sul collo? Forse quello di perdere il sostegno vitale di Russia e Cina in sede internazionale? E' stata una nuova Pearl Harbour, un nuovo 11/09, un nuovo incendio al Reichstag: come si dice in gergo una "false flag operation" volta a ricercare il pretesto per muovere guerra aperta, laddove per mesi satrapi del Golfo e governi euro-americani hanno preferito la strategia della tensione e del caos. Il bellicoso ministro Terzi - intanto - prepara la corsa agli armamenti, con il conseguente ed ennesimo trasferimento di risorse dal Welfare State all'industria militare. Muoriamo di fame, ma abbiamo i cacciabombardieri. Figo!
Notizia positiva: ribelli curdi sotto il giogo di Ankara e progressisti turchi rifiutano l'ipotesi nazional-sciovinista, denunciano la politica imperialista di Erdogan e tentano di mettere i bastoni fra le ruote (i primi impegnando le forze armate al fine di distrarne più unità operative possibile, i secondi con manifestazioni di piazza) al caterpillar colonialista.
Qui di seguito - da Youtube - un video su un atto terroristico e criminale compiuto dai mercenari fondamentalisti che operano contro la Siria per conto di Occidente e satrapi del Golfo.
In Bahrein. Chi ha mai sentito parlare del Bahrein al di fuori del contesto della Formula 1? Eppure, in questo paese filo-occidentale, che è retto da una monarchia assoluta (impiantata due secoli fa dagli inglesi) e che ospita armate americane sempre pronte - quando l'occasione si verificherà - a sbranare l'Iran, sono in corso da un anno proteste di massa per il pane, per la rappresentanza politica, per un ordine sociale più giusto e più equo, per un po' di istruzione che consenta di uscire dal Medioevo dei sogni e dei diritti. La satrapia al potere usa la forza, in maniera crudele e tremenda, aiutata da Usa, Arabia Saudita e Qatar. In questo contesto di repressione inaudita si inserisce l'eroica vicenda di medici che - per aver prestato soccorso ai manifestanti feriti - oggi pagano con il carcere, se non con la morte. Nessun appello internazionale per salvarli, nessuna voce di protesta? Già, meglio la sezione turca di Medici senza Frontiere che - sottobanco - ha favorito il traffico di armi dal regime di Ankara ai mercenari salafiti anti-Assad. Quando si dice Ippocrate di Coo...
In Italia. Dal Belpaese arriva l'ennesima conferma della cultura violenta, aggressiva, fascista che alberga in seno alle forze dell'ordine. Lo avevamo visto - di recente - nei cortei studenteschi del 5 ottobre. Lo vediamo - in maniera ancor più evidente - con l'immagine che riporto qui di seguito. La vittima? Un bambino delle elementari... Qualcuno pagherà? O finirà come con Giorgiana Masi, Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Carlo Giuliani, Diaz e Bolzaneto?
Pare - intanto - che scenderà l'Irpef ed aumenterà l'Iva. La transizione della tassazione dalle persone alle cose continua. Ci vuole un "tecnico" a capire che ciò graverà ulteriormente sui ceti medio-bassi, che dispongono di poco reddito e che questo poco reddito tendono a spenderlo del tutto, sempre ammesso che a fine mese ci si arrivi? Ci vuole un "tecnico" a capire che provvedimenti del genere portano ad una paralisi dei consumi, in presenza della quale nessuna crescita è possibile, all'infuori di quella - sacrosanta, s'intende - dei compensi dei capoccia? Ci vuole un "tecnico" o sono sufficienti un anziano senza pensione e sanità ed un "bamboccione" cui hanno negato scuola e futuro?
La speranza. Ma di fronte ad un'offensiva di dimensioni così drastiche il grazioso fiore della speranza stenta ancora ad appassire. In Venezuela Chavez e la sua rivoluzione socialista trionfano alle urne. Damasco resiste. Ahmadinejad ha lanciato un appello ai paesi non allineati affinchè si impegnino nella costruzione di un mondo dove "pace, sicurezza e progresso" siano garantiti a tutti gli uomini. In Europa cova la ribellione all'austerity: greci, spagnoli, portoghesi e anche francesi (il bluff di Hollande è già stato smascherato) non ci stanno a morire schiavi per l'export tedesco. E finalmente pure in Italia - nel sistema paese più corroso da consumismo, vacuità e nichilismo - si leva una voce di sdegno, di rifiuto, di resistenza; i fili rossi delle varie lotte tornano ad intrecciarsi: dalla scuola ai No Tav siamo tutti sulla stessa barca, sudditi in attesa di scrollarci di dosso le catene. Come i siriani, i greci, gli spagnoli, i venezuelani e chiunque contrasti un capitalismo foriero di morte. La speranza, fiore temerario, è l'ultima a morire. Ma le strade sono due: morirà con un pianeta che i padroni del vapore stanno portando all'implosione? O quel fiore germoglierà e conosceremo, in un ordine sociale più giusto, una nuova primavera?
